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Un pellegrino si aggirava tra le montagne del Tibet, in cerca di una comunità segreta dove insegnavano l’arte di vivere secondo le regole occulte dell’Etica.

Dopo un lungo e infruttuoso girovagare, decise di rivolgersi a un santone di un piccolo villaggio a cui era giunto.

Perché vuoi trovare questo luogo? Conosci forse il significato vero dell’Etica? – domandò il vecchio al pellegrino che lo interrogava.

Proprio perché non so cosa sia in realtà l’Etica – rispose quest’ultimo – voglio vivere in un luogo dove me la possano insegnare.

Allora ti dico qualcosa che ti metterà sulla traccia giusta. – rispose il santone – Scrivi quello che ti dico e meditaci su.

Primo: l’Etica non corrisponde alla morale, e chi non riesce a svincolarsi dai pregiudizi di questa non incontra la prima. La morale riguarda la vita di un popolo o di un gruppo di individui in un dato momento storico e ha la funzione di tutelare il singolo individuo nei rapporti e negli scambi sociali. È protetta da leggi umane e rappresenta un sistema di controllo del comportamento individuale e collettivo attraverso il condizionamento culturale ed etnico.

Secondo: l’Etica, invece, è il frutto dell’incessante ricerca di verità di ogni uomo che aspira a comprendere qualcosa di più del significato occulto dell’esistenza, e pertanto si lega alla ricerca e alla conoscenza delle cause che fanno apparire gli eventi nel mondo. Riguarda la coscienza individuale e non è proponibile a livello collettivo.

Terzo: come la morale definisce l’identità sociale di un individuo o di un popolo, cosi l’Etica ne esprime la realizzazione spirituale, attraverso i suoi membri più evoluti e rappresentativi e le sue idee migliori.

Quarto: la morale riguarda soprattutto i costumi e i comportamenti degli uomini, mentre l’Etica ne definisce i valori e gli ideali, avvicinandoli ai modelli superiori di Verità, di Bellezza e di Bontà.

Quinto: l’Etica riguarda la legge di attrazione e il sentiero di sintesi verso cui è incamminata l’umanità, e richiede un atto deliberato di assunzione di responsabilità verso la Vita per divenire accessibile alla coscienza umana, perché rappresenta il passaggio tra chi obbedisce senza sapere e chi, comprendendo, si adegua alle leggi ineluttabili del Cosmo.

Sesto: una comunità di Etica vivente, perciò, è un insieme di uomini che hanno scelto un ideale comune di ricerca e di vita, che non prevede regole a cui sottostare se non quelle liberamente accettate e continuamente rispettate attraverso una costante autodisciplina, che rappresenta l’indispensabile dotazione di chi vi partecipa.

Settimo: chi accetta l’Etica accetta una visione finalistica della vita individuale e collettiva e ne ricerca i nessi di causalità per legare insieme passato e futuro, e così comprendere il fluire inevitabile degli eventi.

Ottavo: chi accoglie in sé l’ideale dell’Etica vivente, consacra la propria vita al progetto dell’anima, impegnandosi a scoprirlo e a realizzarlo a qualunque costo, educando se stesso alla scuola del divenire e alla ricerca della Luce.

Nono: il comandamento per l’Etica è quello dato per la Nuova Era, e cioè il bene maggiore per il maggior numero di uomini, e deve essere rispettato in ogni atto della nostra vita quotidiana.

Decimo: il sentiero dell’Etica vivente è il filo d’argento che conduce l’uomo al quinto regno di natura, quello delle Anime.

Il vecchio guardò negli occhi il giovane pellegrino e concluse: Per oggi ne hai abbastanza. Rifletti e medita su quanto ti ho detto, e se ti sentirai di seguire questa strada ti indicherò la porta segreta per accedervi.

(Da L’Arciere, numero 1 – Sergio Bartoli).