Viviamo un tempo di transizione ed inevitabilmente di grandi crisi in tutti gli ambiti della Vita.

Ogni passaggio di era vede un aspro conflitto tra ciò che è stato e ciò che cerca di manifestarsi. Tutto quello che stiamo vivendo non è che il riflesso di questo processo più profondo.

Che cosa possiamo fare?

La prima risposta che mi viene alla mente è quella che forse darebbe Roberto Assagioli:

“collaborare con l’inevitabile”.

E io aggiungerei:

rimanendo saldi al centro.”

Molto di ciò che stiamo vivendo appare inevitabile. Possiamo chiederci perché.

Perché è l’effetto di cause messe in moto nel passato, individualmente e collettivamente.

Ma proprio per questo oggi siamo chiamati a generare nuove cause, che possano manifestare nel futuro nuovi effetti, ispirati all’Etica vivente.

Per comprendere meglio il nostro ruolo in questo processo evolutivo può essere utile ricordare che il nostro piano mentale è suddiviso in sette sottopiani.

I primi quattro appartengono alla mente concreta, la mente che analizza, reagisce e interpreta gli eventi.

Gli ultimi tre appartengono invece alla mente astratta, il livello della comprensione intuitiva e della visione sintetica della vita.

È su questo piano più elevato che possiamo incontrare la nostra Anima, soprattutto quando iniziamo a costruire quello che nella tradizione esoterica viene chiamato il Ponte Arcobaleno, il ponte di coscienza tra la mente concreta e quella superiore.

I primi sottopiani del piano mentale sono però strettamente connessi con il piano emotivo. Questo intreccio tra emozione e mente è stato definito Kama-Manas: la mente governata dalle emozioni e dalla reattività. In questo momento storico questo piano rischia facilmente di diventare un vero mare in tempesta, perché ogni giorno i marosi del caos, delle paure e delle polarizzazioni agitano la coscienza collettiva.

Per questo, in tempi che possiamo definire davvero insoliti, siamo chiamati a compiere uno sforzo particolare:

“imparare a vivere come Anima, in una dimensione di Gruppo.”

Come fare?

Una via semplice ma potente è utilizzare la tecnica del “Come se”.

Possiamo chiederci:

“Come vivrebbe gli eventi una persona che vive come anima in una dimensione di Gruppo?”

La prima risposta è molto chiara.

La prima cosa da fare è conquistare uno stato di profonda quiete e di profonda pace, rimanendo saldi nella Luce.

Una calma stabile dei nostri tre corpi inferiori: fisico, emotivo e mentale.

Questo possiamo realizzarlo conquistando quella che la psicologia spirituale chiama la posizione dell’osservatore: una coscienza che guarda con distacco e lucidità il fluire della vita, senza esserne travolta.

La meditazione può aiutarci molto in questo lavoro.

Attraverso la meditazione possiamo progressivamente acquietare i nostri corpi e collegare sempre più consapevolmente la mente concreta con la mente astratta.

Possiamo inoltre invocare lo Spirito di Pace, dentro e fuori di noi, vigilando sui conflitti che attraversano la nostra vita:

  • i conflitti tra le nostre sub-personalità
  • i conflitti tra la nostra personalità e la nostra anima
  • i conflitti tra noi e gli altri: i membri del nostro gruppo o della nostra famiglia
  • i conflitti tra gruppi, comunità e popoli

Viviamo in un pianeta dove la manifestazione è ancora profondamente duale.

Il contributo che possiamo offrire è quello di sforzarci di creare ovunque unione, generando campi di coscienza sempre più unificati.

Campi di coscienza capaci di favorire una nuova consapevolezza.

La consapevolezza di essere Uno.

Particelle di un unico pianeta,
di un unico sistema solare,
di un’unica galassia,
di un unico universo,
di un unico cosmo.

Per questo, in questo tempo di passaggio così intenso e decisivo, possiamo richiamare dentro di noi una semplice ma esigente indicazione interiore, che non è solo un pensiero ma una vera e propria direzione di coscienza:

collaboriamo con l’inevitabile.

Collaboriamo con ciò che deve emergere, con ciò che chiede trasformazione, con ciò che — anche attraverso la crisi — sta preparando una nuova possibilità per l’umanità.

Ma facciamolo rimanendo saldi al centro, senza lasciarci trascinare dal rumore del mondo, senza identificarci con la tempesta delle emozioni collettive, senza perdere il contatto con quel punto interiore da cui nasce la visione, la chiarezza e la giusta azione.

Perché è nel centro che si raccoglie la coscienza,
è nel centro che si dirige il pensiero,
è nel centro che si accende la luce che orienta.

E solo da quel centro possiamo attraversare il tempo che stiamo vivendo senza esserne travolti, diventando invece partecipi e consapevoli di un processo più grande.

Lasciamo allora che, gradualmente, con pazienza e con disciplina interiore, l’Io egoico “bellico”, fondato sulla separazione, sulla reazione e sulla contrapposizione, perda la sua presa sulla nostra vita, e permettiamo che emerga, sempre più chiaramente e stabilmente, lo Spirito di Pace. Non come un’idea astratta o un ideale lontano, ma come una presenza reale e operante, una presenza che può pensare attraverso di noi, che può parlare attraverso di noi, che può agire attraverso di noi.

Perché il futuro non si costruisce soltanto attraverso le azioni esteriori, ma attraverso la qualità della coscienza che le genera e le sostiene nel tempo.

E oggi, più che mai, il mondo ha bisogno non soltanto di soluzioni, ma di esseri umani capaci di rimanere saldi nella luce, anche quando tutto intorno sembra muoversi nella direzione opposta.

Esseri umani che, nel silenzio del proprio vivere quotidiano, scelgono di non alimentare il conflitto, ma di generare un campo di coscienza unificato.

Esseri umani che si impegnano quotidianamente a Costruire la Pace nel Cuore.