Io sostengo che la verità è una terra senza sentieri e che non potete accedere a essa attraverso nessun sentiero, nessuna religione, nessuna setta … la Verità … non può essere organizzata, così come non vi è organizzazione che possa essere creata per guidare o forzare la gente lungo un particolare sentiero … la Verità non può essere portata al nostro livello, è piuttosto l’individuo che deve fare lo sforzo di salire al suo…”
L’insegnamento di Krishnamurti può essere considerato una sintesi fra Oriente e Occidente, una visione da un livello superiore di coscienza che va oltre le frontiere di una determinata cultura e stabilisce un sistema di valori capace di dare vita a una nuova società.
Il suo insegnamento è educativo perché non ammaestra a una verità, ma ne propone la sua ricerca. Il nocciolo è contenuto nell’affermazione che” la verità è una terra senza sentieri”. L’uomo non la può raggiungere tramite nessuna organizzazione, nessun credo, nessun dogma, né tramite una conoscenza filosofica o psicologica, ma comprendendo i contenuti della sua stessa mente attraverso l’osservazione e l’ascolto. La rivoluzione interiore è questa pura consapevolezza immediata, la completa comunione tra osservatore e osservato.
La vita e l’opera di Krishnamurti si collocano inizialmente nell’ambito della società teosofica, fondata nel 1875 a New York da Helena Blavatsky e Henry Olcott. Il movimento traeva una forte ispirazione dalle filosofie orientali e i suoi membri credevano che, in epoche difficili per l’umanità, il divino Maitreya si sarebbe incarnato sulla Terra per salvare gli uomini. In questa atmosfera di attesa, il vescovo Leadbeater, che collaborava con Annie Besant in India, notò Krishnamurti e ritenne che quel ragazzo di appena 14 anni, fosse destinato a diventare un grande maestro e un oratore spirituale, che era la forma umana attraverso cui si sarebbe manifestata la divinità. Così Krishnamurti venne improvvisamente immerso nel mondo occulto della teosofia per progredire nei vari gradi di evoluzione del Sentiero spirituale.
Nel frattempo un gruppo di giovani induisti vicini alla Besant fondarono a Benares l’Ordine della Stella d’Oriente con lo scopo di riunire tutti coloro che aspettavano la venuta del Maestro, e ne misero a capo il giovanissimo Krishnamurti. Nel marzo del 1911 Krishnamurti salpò da Bombay alla volta dell’Inghilterra per completare la sua educazione. A Londra lo attendeva una folla immensa perché ormai era divenuto un fenomeno religioso e viaggiò per tutta la Gran Bretagna tenendo conferenze sulla venuta del Maestro.
Con lo scoppio della guerra mondiale Krishnamurti divenne sempre più insofferente, infelice e isolato. In lui cominciava a prendere forza quel rifiuto verso il cerimoniale che avrebbe caratterizzato il suo pensiero, mentre era in atto una vera rivoluzione alla ricerca di se stesso. Nell’estate del 1922, mentre si trovava in California, a Ojai, ebbe iniziò quella misteriosa e dolorosa esperienza spirituale che lui stesso definì “il processo” e che sarebbe durata per buona parte della sua vita. Cominciò con terribili dolori che lo facevano contorcere e lamentarsi di un caldo spaventoso. Ritornato in sé non ricordava nulla di quanto successo, tranne la straordinaria sensazione di essere in ogni cosa: “Davanti a me c’era il mio corpo e sopra il mio capo vidi la Stella scintillante e luminosa. Quindi riuscii a percepire le vibrazioni del Dio Buddha; scorsi il Dio Maitreya e il Mastro K.H … ero immensamente felice perché avevo visto. Nulla poteva essere uguale a prima… Sono ebbro di Dio.”
Con il ripetersi di queste esperienze, Krishnamurti fu oggetto di una vera e propria isteria spirituale da parte della società teosofica. L’effetto fu un rifiuto che lo portò ad affermare: “Non dovete elevarmi ad autorità. Io posso essere la porta, ma siete voi che dovete passarci attraverso e trovare la libertà che sta dall’altra parte. … ma poiché io l’ho trovata, vi mostrerò la strada”. Divenne sempre più intransigente verso chi lo circondava con cieca fede “Non ho intenzione di lasciarmi ingabbiare per essere adorato da voi …non curatevi di sapere chi sono; non lo saprete mai…”.
Nel tempo la divisione con la società teosofica divenne irrecuperabile. Dichiarò che se l’Ordine della Stella si fosse arrogato il diritto di essere detentore della Verità, lui l’avrebbe abolito. E difatti lo sciolse il 3 agosto 1929 affermando “Io sostengo che la verità è una terra senza sentieri e che non potete accedere a essa attraverso nessun sentiero, nessuna religione, nessuna setta … la Verità … non può essere organizzata, così come non vi è organizzazione che possa essere creata per guidare o forzare la gente lungo un particolare sentiero … la Verità non può essere portata al nostro livello, è piuttosto l’individuo che deve fare lo sforzo di salire al suo…” La dissoluzione dell’Ordine spezzava l’ultimo legame con un’identità che non gli apparteneva e gettò nello sconforto centinaia di persone che si sentivano perse senza la sua leadership spirituale.
Negli anni ’30 Krishnamurti continuò a viaggiare in tutto il mondo sviluppando anche la chiaroveggenza e l’abilità di guarire. Era un pacifista convinto e non credeva nella politica, ritenendo gli orrori della guerra la proiezione amplificata delle malattie umane provocate da avidità, paura, invidia, stupidità e violenza. Auspicava una completa rivoluzione della natura umana perché la pace nel mondo poteva realizzarsi unicamente a partire da una pace interiore.
Finita la guerra fece ritorno in India nel 1947 dove, nonostante la delicata situazione dopo l’assassinio di Gandhi nel 1948, continuò a tenere conferenze e strinse rapporti anche con Nehru. Ripresero gli episodi del “processo” con le sue dolorose prove. Le descrizioni dei suoi stati di coscienza vennero raccolte in un libro dal titolo Taccuino e offrono la visione personale di Krishnamurti su tali esperienze.
Già a partire dagli anni ’30, e fino alla sua morte, Krishnamurti, consapevole del ruolo fondamentale che l’educazione aveva nella vita di ogni persona, fondò diverse scuole sia in India (Benares, Bombay, Madras) che in Europa (in Inghilterra nello Hampshire e poi a Londra) che nella valle di Ojai in California. Erano tutte immerse in ambienti naturali meravigliosi e concepite come luoghi di fioritura in cui il suo insegnamento poteva essere messo in pratica.
Alla fine degli anni ’60 decise di creare una nuova associazione a Londra, la Krishnamurti Foundation, e nel giro di pochi anni furono create altre fondazioni in America e in India. Desiderava che dopo la sua morte i suoi insegnamenti continuassero a rimanere vivi in tutte le forme che aveva creato in vita. L’educazione per Krishnamurti non era solo agente di trasformazione interiore, ma il fondamento sul quale una nuova società avrebbe potuto costruire se stessa.
Nel 1986, consapevole dell’imminenza della sua morte per una diagnosi di tumore al pancreas, chiese di fare ritorno a Ojai dove convocò le persone con cui intendeva discutere il futuro dell’insegnamento e l’attività di scuole e fondazioni. Ivi morì nel sonno il 17 febbraio e le sue ceneri vennero disperse fra Ojai, Brockwood in Inghilterra e Rajghat sul Gange, coprendo idealmente l’intero mondo.
Lo scopo dell’insegnamento di Krishnamurti è una rivoluzione della mente dell’uomo, e i numerosi centri educativi da lui creati erano concepiti in questo senso. Egli sottolineava che l’educazione era stata finora concepita per garantire uno status quo malato, riducendo l’uomo a vivere solo una piccola porzione della vita in uno stato di condizionamento generalizzato. “superiamo determinati esami, troviamo un lavoro, ci sposiamo, abbiamo dei figli e poi diventiamo sempre più simili a macchine”. Ed è qui che la vita cominciava a essere angoscia e terrore.
Per Krishnamurti l’istruzione non ha alcun significato se non aiuta a capire la vita nella sua interezza e se non è in grado di creare un’atmosfera nella quale non ci sia paura, nella quale l’uomo sia capace di pensare liberamente e di scoprire che cosa è reale. “Non imitare, ma scoprire, questa è la vera educazione”. Imparare a non accettare in alcuna circostanza niente che non siamo in grado di vedere chiaramente e mai ripetere qualcosa che qualcun altro ha detto. Questo è il germoglio di quella completa libertà capace di creare una nuova società, non più basata su antichi valori fallimentari quali il denaro, la posizione, il prestigio e il potere.
Alcuni aspetti della vita di Krishnamurti rimangono legati al mondo del mistero.
Forse il chiaroveggente Leadbeater e Annie Besant avevano visto la reale natura di Krishnamurti, ma avevano finito con il distorcerla filtrandola attraverso i simboli che conoscevano. Krishnamurti non negò mai apertamente di essere il Maestro del Mondo, limitandosi ad affermare che ciò non era di alcuna importanza.
Egli tuttavia non negava di essere un fenomeno da un punto di vista fisico. Era convinto che attraverso il suo cervello poteva esprimersi una rivelazione che non era il risultato di una sua intima rielaborazione perché era possibile soltanto quando la sua mente non interferiva
La totale coerenza fra la vita e l’insegnamento si esprime, dunque, anche attraverso la posizione di Krishnamurti rispetto al mistero del “processo”. Egli, con sguardo amorevole, ci invita a intraprendere un viaggio verso la Verità attraverso “la terra senza sentieri” e a trovare la risposta nella coscienza di ciascuno di noi.
Testi consigliati per approfondire:
- Krishnamurti – Libertà dal conosciuto – Astrolabio-Ubaldini editore, 1973
- Krishnamurti – Taccuino – Astrolabio-Ubaldini editore, 2007
- Shila Moretti – Krishnamurti Viaggio nella terra senza sentieri – edizioni Red!, 2009
- Lutyens – La vita e la morte di Krishnamurti – Astrolabio-Ubaldini editore, 1990
